domenica 4 agosto 2013

GRAZIA, GRAZIELLA E.....


la grazia, la grazia. 
Quanto si parla in queste ore di questo potere del Presidente.

Ma quando si applica?

Vediamo cosa scrive la Corte Costituzionale in merito?

"....la grazia risponde a finalità essenzialmente umanitarie, idonee a giustificare l'adozione di un atto di clemenza individuale, il quale incide pur sempre sull'esecuzione di una pena validamente inflitta da un organo imparziale, il giudice, con le garanzie formali e sostanziali offerte dall'ordinamento del processo penale...determinando l'esercizio del potere di grazia una deroga al principio di legalità"

e fin qui si capisce che le finalità sono essenzialmente umanitarie.
Mmm

ma continuando....

"il suo impiego (ndr della grazia) deve essere contenuto entro ambienti circoscritti destinati a valorizzare soltanto eccezionali esigenze di natura umanitaria"

Mmm...quindi solo in caso di eccezionali esigenze umanitarie.....
Mmm

e infine....

"la grazia tende a temperare il rigorismo dell'applicazione pura e semplice della legge penale mediante un atto che non sia di mera clemenza, ma che favorisca in qualche modo l'emenda del reo ed il suo reinserimento nel tessuto sociale".

Tiriamo le somme?


Penso che non ci siano le condizioni per concedere la grazia al condannato Berlusconi.
E i motivi sono tanti:


1) il condannato non solo non ha ammesso di aver commesso il reato, ma continua ad attaccare i magistrati che l'hanno condannato e, più in generale, la Giustizia.

2) il condannato non mostra alcun segno di pentimento, anzi.

3) il condannato ha in corso altri procedimenti penali, alcuni già con sentenza di condanna in primo grado (vedi Processo Ruby, ad esempio), nei quali gli sono contestati reati molto gravi. 

4) il condannato ha una storia processuale molto accidentata, avendo già a proprio carico numerosi processi chiusi per prescrizione o grazie a leggi approvate dai suoi stessi governi (o da governi amici) 

5) non si ravvisano le eccezionali esigenze umanitarie.

Questi sono i primi che mi sono venuti in mente. Ma l'elenco è lungo.


L'impressione è che lor signori parlino di grazia, pensando più ad un quarto grado di giudizio che, a differenza del terzo, sia favorevole al condannato.
Insomma, vogliono un'assoluzione postuma.
Non un atto di clemenza spinto da eccezionali esigenze umanitarie verso un condannato pentito da reinserire nella società, ma un arrogante esercizio di potere col quale rivendicare un basso concetto di impunità. Oggi che la condanna sancisce la verità processuale in nome del popolo italiano, il condannato continua a negare; questo autorizza a pensare che lo farà anche in futuro (con o senza la grazia).

Concedere la grazia in queste condizioni vuol dire di fatto delegittimare una pena che, invece, è stata validamente inflitta da un organo imparziale. Ciò, a mio modestissimo parere, determinerebbe un esercizio in deroga al principio di legalità posto al di fuori dei precisi limiti dell'Istituto della grazia.

Ho idea che i falchi del PDL dovranno cercare un'altra strada.
Amnistia?

E il PD?
Non pervenuto, come sempre.

Povera Italia!

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